Che cosa significa la parola libertà? In particolare per il popolo americano ha un valore particolare. Sin dai tempi della Dichiarazione d’Indipendenza ha rappresentato uno tra i diritti inalienabili dell’umanità. È stata, poi, emblema nazionale nelle prime monete coniate per decreto del Congresso. Per essa si è combattuta una Guerra civile. Dal 1886 è addirittura il biglietto da visita che uno straniero ha dell’America entrando nel porto di New York. Nel suo nome si è combattuta la battaglia contro la schiavitù e contro l’apartheid. Di sicuro è la parola che connota l’intera storia americana. È il più forte legame culturale e la più pericolosa linea di tensione, è il più forte marcatore dell’identità e del credo americano. Sempre in nome della libertà si sono combattute cronologicamente la Seconda guerra Mondiale, la crisi della guerra fredda, la crisi di Cuba, Corea e Vietnam sino ai più recenti Guerra del Golfo, Kosovo, Iraq e Afganistan. Insomma, la storia della libertà è la storia stessa degli Stati Uniti d’America. Ma se per alcuni è una verità vivente e incontrovertibile, per altri è un paravento e una crudele menzogna. Intorno all’ambiguità del concetto ruota l’ultimo romanzo di Jonathan Franzen, Libertà. Di cosa parliamo quando parliamo di libertà?
Libertà è essere padroni della propria vita, poter esprimere se stessi e le proprie aspirazioni. Fare fortuna, costruirsi una famiglia, dare positività a tutto quello che si fa, essere giusti, integri, corretti verso il prossimo, senza deviare dalla via maestra. Oppure, essere liberi di scegliere di rovinarsi nel modo che si preferisce. Scegliere di essere perdenti, di farsi travolgere dall’alienazione e sprofondare nella depressione.
La domanda è dove inizia e dove finisce la libertà di ciascun individuo? Così l’ultimo romanzo di Franzen si interroga sulla libertà e sulla felicità, allargando e restringendo continuamente il focus dal punto di vista individuale a quello collettivo, dando vita a un romanzo di ampio respiro che racconta la storia di una famiglia attraverso tre generazioni. Franzen indaga con feroce passione, con umorismo e tenacia il prezzo che dobbiamo pagare per concederci il diritto alla libertà personale.
Se la sfida quotidiana di ogni uomo consiste nella ricerca di un significato a partire da esistenze instabili e frammentate, il grande romanzo cerca di condurre il lettore , attraverso l’esperienza della lettura, a indagare la propria vita attraverso quella degli altri. E Franzen, uno dei migliori scrittori americani della sua generazione, è abilissimo nel dipingere una società americana preda della fobia e dell’angoscia postmoderna, e a spingere il lettore a chiedersi quanto siano labili e precari i confini che separano le nostre vite da quelle degli altri.
Scheda autore
Walter Franzen è nato nel 1959 a Western Spring. Vive a New York. Oltre a Le correzioni (Einaudi, «Supercoralli» 2002 e «Super ET» 2005) ha scritto i romanzi La ventisettesima città (già Mondadori, ora negli «ET Scrittori» dell’Einaudi) e Forte movimento («Supercoralli» ed «ET Scrittori» Einaudi).
Pubblica regolarmente racconti e saggi su «The New Yorker» e su «Harper’s». Nel 2003 Einaudi ha pubblicato la raccolta di saggi Come stare soli e nel 2006 il memoir Zona disagio («Supercoralli» e «ET Scrittori»).
Libertà (Einaudi 2011) è il suo ultimo romanzo.
| LA SCHEDA DEL LIBRO |
| Titolo: |
Libertà |
| Autore: |
Jonathan Franzen |
| Editore: |
Einaudi |
| Pubblicazione: |
2011 |