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Due autori campani a Torino. Intervista a Giovanni Scafoglio e Giuliana Covella

lunedì 23 maggio 2011


Blu, rosso, giallo e fuxia i colori della ventiquattresima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, che si è svolto dal 12 al 16 maggio nell’ex capitale del Regno d’Italia. Fra i padiglioni del Lingotto, dove gli stand sono stati occupati da circa 1.500 espositori, di cui 123 al loro debutto in fiera, anche Guida, la storica casa editrice napoletana che quest’anno ha portato al Salone due autori nati e cresciuti all’ombra del Vesuvio, che hanno presentato nello stand della Regione Campania le loro opere: Giovanni Scafoglio, 41 anni, consulente della Comunicazione di Mirabilandia, oltre che giornalista e pubblicitario, autore di “La misteriosa malattia dei diavoli blu” e Giuliana Covella, 38 anni, cronista del quotidiano “Il Mattino”, autrice di “Otto centimetri di morte – La fine del sogno di Luigi Sica”. Due esperienze diverse ma straordinariamente vicine che gettano una nuova luce, a tratti “lirica”, sulla Napoli della criminalità, dei cumuli di monnezza ad ogni angolo di strada e di una classe dirigente sempre meno preoccupata di perseguire il bene della collettività.

Un bilancio della vostra “prima volta” al Salone del Libro di Torino?

S. : “Ritrovarmi al Salone del Libro di Torino è per me, ogni volta, qualcosa che difficilmente riesco a descrivere. Mi sento felice come un bambino che entra nel più grande negozio di giocattoli al mondo e può stringerli tutti tra le braccia. Quest’anno poi, ho avuto il privilegio di presentare il mio libro e di farlo nello stand della mia terra e con la gigantografia del mio mare alle spalle. L’unica parole che mi viene in mente è: felice”.

C : “È stata un’esperienza stimolante e particolare. Mi sembrava d’essere come Alice nel paese delle meraviglie, persa tra gli stand di Rcs, Einaudi, Mondadori…”.

Come mai la scelta di una presentazione “doppia”?

S. : “Ho accettato immediatamente l’idea di una presentazione doppia, consapevole che la professionalità di Giuliana unita alla mia indole guascona di improvvisatore si sarebbe rivelato un mix interessante e, a giudicare dall’attenzione con cui ci hanno ascoltato, credo che il mix sia riuscito bene”.

C. : “Lo abbiamo deciso insieme, dopo aver letto i rispettivi libri. E, conoscendoci da un po’ di tempo, abbiamo voluto fare una presentazione diversa, che offrisse un’immagine non stereotipata di Napoli, senza trascurare tuttavia i lati negativi che – inutile nasconderlo – vi sono”.

Qual è l’argomento del vostro libro?

S. : “Vita vera, vissuta, poesia, amore, sogni, illusione e disillusione e la mia Napoli che ho cercato di tratteggiare nei chiaroscuri che conosco, che me la fanno amare e detestare proprio come si può amare con odio e passione la femmina che più ti ha fatto dannare l’anima”.

C. : “È la storia di un sedicenne che muore accoltellato per uno sguardo di troppo e che racconta la sua storia dall’aldilà esortando i coetanei a non intraprendere la strada della violenza. In questo lo “aiuta” un pentito di camorra, che si auto accusa di quell’omicidio, di cui ognuno ha colpa in una città dove regnano degrado e illegalità”.

Nei vostri libri si parla di quartieri difficili. In che cosa sono simili Barra e il Rione Sanità?

S. : “Stesse storie, stessi cuori, colpi di sogni che non si realizzeranno, stessa indole latina. In periferia siamo più selvaggi e meno sotto i riflettori. Del resto, di Barra nessuno parla, non interessa a nessuno, se non quando ci scappa il morto”.

C. : “Nel fatto di essere quartieri dove c’è assuefazione alla violenza, dove la cultura della legalità è vista con sospetto e dove i ragazzini sono abituati a crescere nel mito dei boss della camorra”.

Questo è il vostro primo libro?

S. : “No, questo è il mio secondo lavoro, stessa passione ma spero un passo in più dal punto di vista qualitativo”.

C. : “Sì. E ne sono più che soddisfatta. Tra poco – mi auguro – partirà la terza ristampa. E a breve debutterà il musical tratto dal libro”.

Dopo quest’esperimento torinese avete in mente di fare altre presentazioni “doppie”?

S. : “Vorrei portare i nostri libri nelle città italiane con le periferie che più ricordano le nostre. Quindi Torino, Palermo, Milano e Torino. Pochi schemi e pura interpretazione, sì. Ho in mente delle presentazioni molto R’n’R’ style!”.

C.: “Sì. Giovanni me lo ha chiesto ed io ne sono entusiasta”.

Progetti in cantiere insieme, invece?

S. : “Si, scriverò uno dei miei blues metropolitani per il prossimo libro di Giuliana. Vediamo se c’è feeling anche quando l’inchiostro incontra la carta”.

C. : “Mi piacerebbe scrivere un libro insieme a lui, certo. Diciamo che ci stiamo pensando. Intanto, gli ho chiesto di impreziosire la mia prossima “creatura” con un suo contributo e lui ha accettato”.